Roma, il Settlement Agreement non è una condanna: basta con il terrorismo mediatico
Ogni estate è sempre la stessa storia.
Appena arriva il momento di chiudere il bilancio del 30 giugno, parte il solito coro: "La Roma deve vendere un big", "La Roma è con l'acqua alla gola", "Mercato bloccato".
Titoli che fanno rumore, generano clic e alimentano il pessimismo. Ma la realtà, come spesso accade, è molto più complessa.
C'è un equivoco che molti, volutamente o meno, continuano ad alimentare: il Settlement Agreement e il Fair Play Finanziario non sono la stessa cosa.
Il Fair Play Finanziario è l'insieme delle regole che tutti i club europei devono rispettare. Il Settlement Agreement, invece, è un accordo specifico che la Roma ha sottoscritto con la UEFA per rientrare gradualmente da una situazione economica ereditata negli anni passati.
Questo significa che ogni stagione il club deve raggiungere determinati obiettivi. Ma non significa affatto che sia obbligato a sacrificare ogni volta i suoi migliori giocatori.
Anzi, il quadro economico di quest'anno appare molto meno drammatico di come viene raccontato.
Negli ultimi mesi sono infatti arrivate diverse entrate che contribuiscono a migliorare il risultato finale: i ricavi derivanti dai diritti televisivi, l'indennizzo assicurativo legato all'infortunio di Edoardo Bove, alcune plusvalenze minori e altre operazioni di gestione che incidono sul bilancio.
Tutte voci che riducono il fabbisogno necessario per rispettare gli impegni fissati entro il 30 giugno.
C'è poi un altro aspetto che spesso viene ignorato.
Anche qualora la Roma non centrasse perfettamente tutti gli obiettivi intermedi del Settlement Agreement, questo non significherebbe automaticamente dover smantellare la squadra. La UEFA prevede infatti un sistema di sanzioni proporzionate, che può comprendere anche multe economiche.
E non è un mistero che la proprietà Friedkin, negli ultimi anni, abbia già dimostrato di essere disposta a sostenere questi costi pur di continuare il progetto sportivo senza indebolire la rosa.
Questo non significa che la Roma possa spendere senza limiti o ignorare le regole.
Significa semplicemente che esistono diversi strumenti per rispettare gli accordi con la UEFA, e la cessione di un campione rappresenta soltanto una delle possibili soluzioni, non l'unica.
Per questo motivo sarebbe opportuno evitare il consueto allarmismo estivo.
Le difficoltà economiche esistono e nessuno le nega. Ma trasformarle ogni anno in una presunta emergenza, raccontando che la Roma sia costretta a vendere i propri migliori giocatori per sopravvivere, significa offrire ai tifosi una rappresentazione parziale della realtà.
La verità è molto meno spettacolare dei titoli a effetto: la Roma ha ancora dei vincoli da rispettare, ma dispone anche degli strumenti economici e finanziari per affrontarli senza dover necessariamente rinunciare ai propri pezzi più pregiati.
Come sempre, sarà il campo e non i titoloni estivi a raccontare la vera forza della Roma.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️
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