Mandateci a Verona
La Roma non molla mai: da quel “ve l’avevo detto” al sogno Champions
Lo dissi a settembre, quando molti storcevano il naso e altri già preparavano i processi dopo le prime difficoltà: “Questa Roma arriverà tra le prime quattro.”
E per gran parte del campionato la Roma è stata lì, stabilmente aggrappata alle zone alte della classifica, giocando un calcio fatto di carattere, orgoglio e appartenenza. Poi sono arrivati gli infortuni, qualche passo falso di troppo e quella sensazione fastidiosa di vedere la squadra scivolare in posizioni che, sinceramente, non meritava.
Il momento che ancora oggi fa male ripensare? Quel maledetto pareggio contro la Juve. Stavamo vincendo 3-1, avevamo la partita in pugno e invece ci siamo fatti rimontare. Una botta tremenda, forse quella che più di tutte ha tagliato le gambe a una squadra che fino a quel momento aveva dato l’impressione di poter davvero volare.
Poi è arrivata la sconfitta di San Siro contro l’Inter e lì si è scatenato l’inferno. I soliti disfattisti hanno iniziato a vomitare sentenze su tutto e tutti. È esploso persino il caso Ranieri-Gasperini, culminato con l’esonero di Claudio Ranieri. Il clima era diventato pesante, quasi irrespirabile.
E la stagione sembrava definitivamente precipitare contro il Parma. Al novantesimo la Roma perdeva 2-1 e molti di noi già si preparavano psicologicamente all’idea di dover disputare la Conference League, mentre tre giorni dopo la Lazio si sarebbe giocata la finale di Coppa Italia all’Olimpico contro l’Inter.
Ma il calcio, soprattutto a Roma, è una follia meravigliosa.
Spunta Rensch, trova il gol del 2-2 e si procura anche il rigore che uno straordinario Malen trasforma con freddezza. In quel momento si riaccende la fiammella. Addio paura della Conference. La Roma torna a vedere l’Europa League e, grazie anche alla sconfitta del Milan in casa, riaffiora perfino qualche timida speranza Champions.
Poi arriva la finale di Coppa Italia. L’Inter strapazza la Lazio e regala ai giallorossi la certezza matematica dell’Europa League, oltre all’obbligo di riscatto di Malen. Una di quelle serate in cui, senza giocare, senti che il vento sta cambiando direzione.
Ma ieri è andata in scena l’apoteosi.
Non solo la Roma ha vinto il derby. Lo ha vinto con due gol di Mancini, simbolo perfetto di romanismo e battaglia. Ma la goduria infinita è arrivata da Torino: la Fiorentina ha battuto 2-0 la Juve e la Roma si è ritrovata quarta in classifica, davanti a quella che resta la vera rivale di sempre, peraltro allenata da un certo Luciano Spalletti.
Una domenica che il popolo romanista difficilmente dimenticherà.
Adesso manca l’ultimo passo: vincere a Verona. E proprio per questo continua a sembrare assurdo il divieto imposto ai tifosi romanisti, che da gennaio non possono seguire la squadra in trasferta. Una decisione incomprensibile, soprattutto in una partita così importante.
Per questo chiediamo un atto di buon senso. Un gesto di clemenza. Perché il calcio senza tifosi perde l’anima. E Verona, in questo momento, deve poter essere colorata anche d’orgoglio giallorosso.
#MandateceAVerona
FORZA ROMA, SEMPRE E COMUNQUE. 🧡❤️
✍️Maurizio Brugiatelli
“Oste per professione, romanista per destino.”
Commenti
Posta un commento