Scusate la memoria buona


Il mio corsivo. 
C’è una memoria corta, cortissima, che a Roma sembra tornare di moda ogni volta che il vento cambia direzione. E allora vale la pena rimettere i fatti in fila, senza urla ma con la chiarezza di chi ama davvero questi colori.
Daniele De Rossi arriva alla 29ª giornata con una squadra ferma a 20 punti, una Roma che sembrava aver smarrito identità e dignità. Chiede rinforzi mirati, non figurine: Angeliño e Tommaso Baldanzi e scopre Pisilli.
La società lo segue. E da lì cambia tutto. Alla 33ª giornata la Roma vola a 58 punti, gli stessi di oggi, ma con qualcosa in più: un’anima ritrovata e una corsa europea che entra nella storia recente. Porta la squadra fino alla semifinale di Champions League, passando anche da una notte da uomini veri a San Siro, vincendo in dieci contro il Milan. Non è solo calcio, è carattere.
Chiude il campionato al sesto posto, ma soprattutto lascia una direzione chiara. Chiede ancora una volta giocatori funzionali, gente da Roma: Manu Koné e Matías Soulé. Anche qui, visione. Anche qui, coerenza.
Poi c’è il capitolo più scomodo, quello che in pochi hanno il coraggio di ricordare: il suggerimento, tecnico ed economico, sulla possibile cessione di Paulo Dybala. Non una bestemmia calcistica, ma una valutazione da allenatore che guarda al bilancio oltre che al campo. Una scelta che avrebbe portato un risparmio di circa 25 milioni sull’ingaggio, permettendo margini di manovra importanti. Ma a Roma, si sa, certe verità non si possono nemmeno sussurrare.
E allora via con gli insulti, le minacce, il solito circo di chi scambia la passione per ignoranza rumorosa. Gli stessi che oggi si accaniscono contro Claudio Ranieri, uno che la Roma ce l’ha nel sangue, mentre difendono a spada tratta Gian Piero Gasperini, dimenticando — o facendo finta di dimenticare — che i risultati, alla fine, sono l’unico giudice credibile.
Il paradosso è tutto qui: si attacca chi costruisce e si esalta chi, a conti fatti, ha fatto peggio. Intanto Daniele De Rossi continua a lavorare e a dimostrare il suo valore a Genova, anche grazie a Baldanzi che Gasperini ha scartato, mentre a Roma si consuma l’ennesima guerra tra tifosi di giornata e tifosi veri.
Preferire Gasperini a Ranieri, oggi, è una forzatura che sa più di provocazione che di analisi. È un po’ come dire che Giacomo Raspadori vale più di Francesco Totti: si può dire, certo. Ma poi bisogna avere il coraggio di guardarsi allo specchio e capire se si sta parlando di calcio… o solo facendo rumore.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️ 

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