Roma mia, così non basta: o si sogna in grande o è solo attesa
La delusione è profonda, la rabbia difficile da contenere, lo sconforto palpabile. Ma proprio nei momenti peggiori è troppo facile lasciarsi andare alla pancia: contestare, insultare, buttare tutto all’aria. È il riflesso più immediato, ma non necessariamente il più utile.
Io scelgo, ancora una volta, di andare controcorrente. Con lucidità.
A settembre, immaginavo una AS Roma arrivare ad aprile in questa posizione di classifica. Ma con un percorso diverso: una partenza complicata, una crescita progressiva e una primavera da protagonisti, con la squadra lanciata verso la corsa al quarto posto.
Quello che pesa davvero, però, non è solo la classifica. È l’esclusione dalle coppe. Soprattutto da quella europea, che negli ultimi anni era diventata terreno naturale per la Roma. La Coppa Italia, invece, continua a essere una sorta di maledizione ciclica, una competizione che sfugge sempre nel momento decisivo.
Le parole di Gian Piero Gasperini meritano attenzione: la squadra, secondo lui, non va rifondata. Un’analisi che può avere una sua logica, ma che apre una domanda inevitabile: qual è il vero obiettivo?
Se l’ambizione è galleggiare stabilmente tra il quinto e l’ottavo posto, accarezzando ogni anno il sogno Champions senza mai afferrarlo, allora questa rosa può anche bastare con qualche ritocco.
Ma se, come io credo e pretendo, l’obiettivo è lo scudetto del centenario, allora il discorso cambia radicalmente.
In questo caso, c’è poco da salvare. I punti fermi, oggi, sono pochi ma chiari: Svilar, Ghilardi, Wesley, Pisilli e Malen. Intorno a loro si può costruire. Il resto del gruppo può offrire alternative, profondità, esperienza. Ma non può essere l’ossatura di una squadra che punta al vertice.
Servono calciatori veri. Con fame. Con personalità. E soprattutto sani.
Perché uno dei problemi più gravi di questa stagione è stato proprio quello fisico: troppi infortuni, troppe assenze pesanti, troppe situazioni gestite con leggerezza. E qui il discorso si allarga inevitabilmente allo staff medico, che merita una riflessione seria, senza sconti.
Se Frederic Massara sarà confermato, avrà finalmente il tempo e la responsabilità di costruire una squadra con un’identità precisa, ascoltando l’allenatore e intervenendo in modo mirato sul mercato. Parallelamente, la società dovrà anche trovare soluzioni intelligenti per muoversi tra i vincoli UEFA, senza restare prigioniera di paletti che, negli ultimi anni, hanno limitato ambizione e competitività.
Poi c’è il campo.
Perdere a San Siro può starci. È parte del gioco.
Ma non così. Non con quella resa.
E c’è un dato personale che dice tutto: per la prima volta, dopo il terzo gol subito, ho cambiato canale. Non era rabbia. Era qualcosa di peggio. Era il senso di impotenza davanti all’ennesima disfatta.
E questo, per chi ama la Roma, è forse il segnale più preoccupante di tutti.
Forza Roma sempre e comunque 🧡❤️
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