Gasperini vs Ranieri: alla Roma gli alibi sono finiti

Nel calcio, come in un’osteria vera, il conto arriva sempre, puoi raccontarla come vuoi, puoi spiegare gli ingredienti mancanti, puoi parlare di giornate storte… ma alla fine resta il piatto e quello della Roma, quest’anno, è rimasto a metà.
La diatriba tra Gian Piero Gasperini, oggi allenatore della Roma, e Claudio Ranieri, nel ruolo di Senior Advisor, nasce proprio da qui: da una visione diversa della realtà e soprattutto, da una verità che fa rumore.

Ranieri ha sbagliato, ma non aveva tutti i torti

Partiamo da un punto chiaro: Ranieri ha sbagliato, nei tempi, probabilmente nei modi, un uomo della sua esperienza sa bene che certe cose si dicono dentro Trigoria, non fuori.
Ma fermarsi a questo è troppo comodo, perché il punto non è come lo ha detto, il punto è cosa ha detto e quello che ha detto è semplice: questa Roma, per quello che ha speso e per chi la guida, doveva fare di più.

Stipendio da top, rendimento da metà classifica

Gasperini è arrivato a Roma con l’etichetta del “Maestro” con un ingaggio tra i più alti in Italia e con la reputazione di chi sa trasformare le squadre.
Ma i numeri, freddi come un piatto lasciato sul pass, raccontano altro:
• 11 sconfitte: un dato che riporta indietro nel tempo, roba da Roma anni ’50
• Zero vittorie negli scontri diretti
• Fuori dalle coppe: eliminati da un Torino rimaneggiato in Coppa Italia e dal Bologna in Europa (decimo in campionato e poi preso a pallonate dall'Aston Villa)
• Quinto posto: senza slancio, senza identità, senza quella sensazione di crescita
E poi c’è quella partita simbolo, il manifesto della stagione:
Roma-Juventus 3-3, avanti 3-1 e rimontati. Non un episodio, ma una fotografia.

Gli alibi non bastano

Infortuni? Sì!
Mercato incompleto? Anche, ma allora bisogna essere onesti: non è successo solo alla Roma.
Vedi gli infortuni del Napoli, la Juventus e l'Atalanta partono in ritardo con Tudor e Juric, per non parlare della Lazio, mercato bloccato, presidente "pittoresco" e non solo vince con le big, ma va in finale di Coppa Italia battendo l'Atalanta.
Il calcio di alto livello non premia chi trova scuse, premia chi trova soluzioni e qui è mancato proprio questo: la capacità di colmare il gap, di dare qualcosa in più rispetto al valore della rosa.

Il nodo della gestione

C’è poi un aspetto che pesa quanto i risultati.
Il rapporto con la società, le tensioni con il direttore sportivo, le uscite pubbliche fuori misura.
Arrivare a cercare dati su Transfermarkt per giustificare il proprio operato è un segnale, non una strategia.
Un allenatore top non scarica, tiene dentro, protegge, si assume responsabilità e invece, troppo spesso, è sembrato il contrario.

Il confronto che brucia

Qui entra in gioco Ranieri, non solo come dirigente, ma come uomo di calcio.
Il paragone sui curriculum è inevitabile,
Ranieri ha allenato ovunque, ha vinto una Premier League 2015-2016 storica, ha gestito spogliatoi complessi, ha attraversato il calcio vero.
Gasperini ha fatto cose eccellenti a Genova e a Bergamo, valorizzando realtà di provincia e portandole oltre i propri limiti.
Ma Roma non è Genova, Roma non è Bergamo,
Roma è pressione, aspettativa, storia e qui sta la differenza.

La verità che resta

Alla fine, tolto il rumore, resta una constatazione semplice:
Ranieri ha sbagliato a esporsi così.
Ma non ha sbagliato nella sostanza, perché quando hai uno stipendio da elite, una piazza come Roma e una stagione che finisce tra rimpianti, sconfitte e polemiche… allora gli alibi non bastano più e il giudizio, come sempre, lo dà il campo, senza sconti.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️ 

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