Il peso delle maglie 100 anni di lotte
“Il peso delle maglie e il silenzio che non basta più”
C’è un momento in cui la pazienza smette di essere una virtù e diventa complicità. E quel momento, per molti romanisti, è arrivato da un pezzo.
A chi oggi si lamenta delle angherie arbitrali subite dalla Roma, viene quasi da rispondere con amarezza: benvenuti. Non è una novità, non è un episodio isolato, non è una coincidenza. È una costante.
La società ha provato a farsi sentire. Il ricorso per il caso Wesley è stato presentato. Risultato? Rigettato. Come spesso accade. Come quasi sempre accade. E allora viene spontaneo chiedersi: a cosa serve alzare la voce, se tanto nessuno ascolta?
Eppure, nella storia della Roma, le voci autorevoli non sono mai mancate.
C’è stata la signorilità di Dino Viola, che parlava poco ma quando lo faceva lasciava il segno.
C’è stata la passione, a tratti incendiaria, di Franco Sensi, che non ha mai avuto paura di esporsi.
C’è stata la lucidità e la competenza di Franco Baldini, uno che il sistema lo conosceva bene.
Tre stili diversi, tre epoche diverse, un unico risultato: nulla è cambiato.
Perché alla fine, quando si arriva al dunque, c’è sempre una frase non scritta ma chiarissima:
“Va tutelato il brand.”
E il brand, guarda caso, è quasi sempre lo stesso. Quello delle squadre con le maglie a strisce. Quelle che contano davvero. Quelle che, per storia e potere, sembrano avere un peso specifico diverso nel calcio italiano.
La Roma, invece, nasce nel 1927 con un’idea chiara: unire le forze della Capitale per contrastare il dominio del nord. Non era solo calcio, era identità, orgoglio, appartenenza. Era una sfida politica e culturale, prima ancora che sportiva.
Sono passati quasi cento anni.
E la sensazione è che quella sfida non sia mai finita.
Anzi, forse non è mai stata davvero equilibrata.
Perché quando gli episodi si ripetono, quando le decisioni pesano sempre dalla stessa parte, quando anche i tentativi ufficiali della società cadono nel vuoto… allora non si parla più di sfortuna. Si parla di sistema.
E qui sta il punto.
La Roma può migliorare, può vincere, può perdere, può sbagliare. Ma non può continuare a combattere anche contro un contesto che, troppo spesso, sembra già scritto.
E allora sì, oggi c’è rabbia. Tanta.
Ma non è la rabbia del tifoso dopo una partita storta.
È qualcosa di più profondo.
È la rabbia di chi ha la sensazione che, nonostante tutto, la partita vera si giochi altrove.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️
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