Il Financial Fair Play? Una ricetta venuta malissimo
Il Financial Fair Play doveva essere la grande dieta del calcio europeo.
Una cura dimagrante per i bilanci, una regola per riportare equilibrio, per evitare che il calcio diventasse un banchetto riservato solo a pochi miliardari.
E invece?
È stato un fallimento colossale.
Una ricetta bruciata in forno, nata per ridurre le differenze… e finita per accentuarle.
Perché oggi il calcio è semplice:
chi era già ricco continua a mangiare caviale e champagne.
Chi prova a sedersi al tavolo, viene fermato alla porta con il conto in mano.
Il FFP non ha creato giustizia.
Ha creato un sistema ipocrita, dove le regole sono rigide per alcuni e elastiche per altri.
Un regolamento che punisce chi tenta di crescere, ma chiude un occhio — anzi due — davanti ai colossi che fanno shopping ogni estate.
E la responsabilità è soprattutto di un’Uefa inadeguata.
Incapace di vigilare davvero, di controllare con serietà, di garantire parità di trattamento.
Il risultato? Un calcio dove la credibilità è evaporata come un sugo lasciato troppo sul fuoco.
A questo punto serve azzerare tutto.
Ripartire da un principio semplice, chiaro, netto:
Chi ha soldi veri e solvibilità può comprare e investire.
Chi non rispetta gli obblighi debitori, chi accumula buchi e vive oltre le proprie possibilità, deve essere sanzionato senza sconti.
Basta finzioni. Basta regole a corrente alternata.
Il calcio non può continuare a predicare equilibrio mentre alimenta lo squilibrio.
Serve una nuova era:
regole limpide, controlli seri, e soprattutto una cosa che oggi manca più di tutto…
la credibilità.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️
✍️ Maurizio Brugiatelli
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