Roma il soffitto di cristallo.

Roma, il soffitto di cristallo: una ricetta che non lievita
Il copione è noto, ripetuto, quasi imparato a memoria come una ricetta mal riuscita che continuiamo a rifare sperando, ogni volta, in un risultato diverso.
La sfida contro l’Atalanta di Gian Piero Gasperini ha restituito la solita fotografia amara della stagione giallorossa: quando il livello si alza, la Roma si ferma. Sbattendo contro quel soffitto di cristallo che separa le buone intenzioni dalle grandi ambizioni.

Non è solo una questione di episodi, non è solo sfortuna. È un limite strutturale. Tecnico, atletico, mentale. Un impasto che regge finché il forno resta tiepido, ma che collassa appena la temperatura della partita sale davvero.

L’illusione e la caduta: una cottura incompleta
Per lunghi tratti la Roma ha dato l’impressione di potersela giocare. Ritmi controllati, ordine, una certa solidità. Ma è stata un’illusione, come quando assaggi un piatto prima che sia davvero pronto: promette bene, ma manca qualcosa.

L’Atalanta invece è una squadra cotta al punto giusto: aggressiva, sincronizzata, lucida. Appena accelera, la Roma perde distanze, perde sicurezza, perde identità.

Certo, pesano le assenze. Pesa un episodio arbitrale che lascia rabbia e alimenta la frustrazione. Ma fermarsi a questo significa guardare solo il piatto scheggiato e non la cucina che non funziona.
Il problema è più profondo: la Roma oggi batte le “piccole”, ma non sa competere con chi punta davvero in alto. È una squadra da metà classifica nobile, non ancora da élite.

Il Mister come parafulmine: sempre lui a metterci la faccia
Il punto più amaro però non è nemmeno il campo. È ciò che gli gira intorno.

Il mercato è aperto, ma Trigoria è silenziosa. Nessun segnale, nessuna mossa chiara, nessuna presa di responsabilità visibile. E allora il Mister diventa, ancora una volta, il parafulmine perfetto. L’unico che parla. L’unico che spiega. L’unico che giustifica.

È successo con Mourinho. È successo con De Rossi. Sta succedendo di nuovo.
Cambiano i cuochi, ma la dispensa resta sempre mezza vuota.

Le lacune erano evidenti già in estate. Non sono state colmate. E oggi si presentano puntuali ogni volta che il livello sale.

Un futuro da scrivere (prima che sia scritto da altri)
I tifosi sperano in una smentita, in un colpo che rompa l’inerzia, in un segnale che dica: “ci siamo anche noi”.
Ma il sentimento prevalente non è l’attesa, è il pessimismo. Perché troppe volte questo film è già stato proiettato: tante parole, pochi fatti. Tante promesse, poche operazioni mirate.

E allora resta solo una cosa che non manca mai: l’amore. Ostinato, irrazionale, fedele.
Quello di una piazza che brontola, critica, si arrabbia… ma poi si presenta sempre lì, davanti allo stesso piatto, sperando che prima o poi la ricetta cambi.

Perché alla fine, anche quando il conto è salato e il gusto non convince, si alza lo stesso il bicchiere e si dice:
Forza Roma sempre comunque 🧡❤️
✍️Maurizio Brugiatelli 

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