Roma, caos mercato: Raspadori in arrivo, ma il “metodo Massara” è un fallimento annunciato
Nonostante le smentite di facciata e le dichiarazioni di rito del DG dell’Atletico Madrid Alemany, le mie fonti restano incrollabili: Giacomo Raspadori è atteso a Roma nelle prossime ore.
Ma attenzione a non confondere il rumore del colpo last minute con la sostanza di una strategia. Perché se Raspadori arriverà davvero, non sarà il segnale di una società lucida e lungimirante, bensì l’ennesima toppa cucita in fretta su uno strappo che si allarga da mesi.
E questa, più che una notizia di mercato, è una sentenza sulla gestione tecnica della Roma.
L’insufficienza di Massara: un film già visto
Bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: Frederic Massara non si sta dimostrando all’altezza del ruolo che ricopre.
Lo avevamo intuito durante un’estate confusa e opaca. Oggi ne abbiamo la conferma plastica.
Una società che ambisce stabilmente alla Champions League non può ridursi a inseguire soluzioni d’emergenza a metà gennaio, dopo aver ignorato per mesi le voragini strutturali della rosa.
Non è gestione. È navigazione a vista.
Il peccato originale è sempre lo stesso: la testardaggine nel non ascoltare chi il calcio lo osserva con metodo e lucidità.
Se quest’estate, invece di puntare su un Ferguson rivelatosi finora impalpabile, si fosse affondato il colpo su Pellegrino del Parma, (profilo che avevo indicato con largo anticipo) oggi parleremmo di un’altra Roma e, probabilmente, di un’altra classifica.
Quel vuoto davanti che scotta
La Roma è quarta, a pochi punti dalla vetta.
È già un mezzo miracolo sportivo, considerando che questa squadra gioca senza un vero terminale offensivo.
Pellegrino, con i suoi 5 gol a Parma, sarebbe stato il tassello perfetto nello scacchiere di Gasperini: fisico, profondità, presenza, cattiveria sotto porta.
I numeri, d'altronde, non mentono e confermano quanto avevo previsto:
Statistica (Campionato)
Marco Pellegrino (Parma)
5 gol 2 assist incidenza punti +9
Lewis Ferguson (Roma)
2 gol 1 assist
incidenza punti quasi zero.
Con un attaccante vero, oggi quei 4–5 punti in più che fanno la differenza tra rincorrere e comandare la classifica sarebbero già in cascina.
Invece ci troviamo a commentare:
un Dovbyk che non punge,
un Soulé che ha smarrito la scintilla iniziale,
un Dybala spesso sottotono e gestito col contagocce,
e l’ennesimo stop fisico di Lorenzo Pellegrini.
Il quadro è chiaro: un attacco fragile, intermittente, emotivamente e fisicamente leggero.
Un reparto che si scioglie proprio quando dovrebbe diventare solido.
Verso Lecce: un’emergenza che sa di autogol
Mentre le dirette concorrenti si rinforzano, la Roma resta ferma.
Massara non dà risposte, Gasperini lancia segnali, ma il vuoto resta.
La trasferta di Lecce è un campo minato: difesa giovane, assetti improvvisati, rotazioni forzate.
L’unica certezza è Celik, che paradossalmente rischiamo di perdere a zero a giugno.
E attenzione: il Lecce di Di Francesco ha già messo in difficoltà la Juventus a Torino. Pensare di andare in Puglia a fare la partita in ciabatte è un errore grave.
Qui non servono parole. Serve una scossa.
Serve una società che accompagni il tecnico invece di lasciarlo solo con il cerino acceso in mano.
Conclusione: Gasp fa miracoli, ma i miracoli non sono un piano industriale
Gasperini sta spremendo il massimo da una rosa imperfetta. Sta tenendo la Roma in zona Champions nonostante limiti evidenti, infortuni e scelte sbagliate.
Ma nessun allenatore, per quanto bravo, può sostenere a lungo una gestione che procede per rattoppi, rincorse e ritardi.
Raspadori può essere una buona notizia.
Ma non può diventare l’alibi per assolvere un metodo che non funziona.
Perché il problema della Roma non è chi arriva a gennaio.
È perché ci arriviamo sempre tardi.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️
✍️Maurizio Brugiatelli
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