Febbraio, il mese della purificazione: tra dèi antichi, fuochi sacri e santi cristiani


Febbraio è l’unico mese dell’anno che porta nel nome il suo significato più profondo. Non è un numero, non è una semplice collocazione nel calendario: febbraio viene da Februa, antica divinità italico-romana della purificazione e della guarigione. Non una dea nel senso classico e antropomorfo, ma una forza sacra, un principio spirituale: l’idea che l’uomo, prima di ricominciare, debba liberarsi dal peso del passato.
Da Februa derivano i Februa — i riti, gli strumenti e le pratiche di purificazione: l’acqua, il fuoco, la lana, il sale, le processioni, le abluzioni rituali. È uno di quei casi affascinanti in cui la stessa parola indica sia il principio sacro sia il gesto che lo rende presente.
Nel calendario arcaico attribuito a Numa Pompilio, secondo re di Roma e grande legislatore dei riti, febbraio era l’ultimo mese dell’anno. Il tempo in cui si chiudevano i conti con ciò che era stato, si espiano le colpe, si purificavano uomini, case e città, per poter rinascere a marzo, mese di Marte e dell’azione.

I Lupercalia: la vita che rinasce

All’interno di questo ciclo di purificazione si collocavano i Lupercalia, celebrati il 15 febbraio. Erano riti arcaici di protezione, fertilità e rinnovamento vitale. I sacerdoti correvano per la città colpendo simbolicamente i passanti con strisce di pelle di capra per trasmettere salute, fecondità e forza vitale. Un rito potente, a metà tra sacro, popolare e magico, che ricordava a Roma che la vita doveva continuare a scorrere.

Da Februa a Maria: la trasformazione cristiana

Con l’avvento del Cristianesimo questi riti non vengono cancellati di colpo, ma trasformati.
Nel 495 d.C. Papa Gelasio I condanna ufficialmente i Lupercalia come pagani, ma non elimina il bisogno simbolico di purificazione. Lo rilegge alla luce della nuova fede: la figura di Februa viene sostituita da Maria come purificatrice, e il senso del mese resta, pur cambiando linguaggio.
Nasce così la festa della Purificazione di Maria, poi detta Candelora: la festa delle candele, delle fiaccole benedette, della luce che vince il buio, del cuore che si alleggerisce.

Giustiniano  e il 2 febbraio

Nel 560 d.C. l’imperatore Giustiniano I fissa ufficialmente la celebrazione al 2 febbraio, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, secondo la legge ebraica che prevedeva la purificazione della madre dopo il parto.
È un gesto insieme religioso e politico: cristianizza il tempo, ma ne rispetta il ritmo antico. Febbraio resta il mese della purificazione, solo che cambia volto: non più Februa, ma Maria; non più fuochi pagani, ma candele benedette; non più abluzioni rituali, ma luce consacrata.

San Valentino al posto dei Lupercalia

E i Lupercalia? Vengono sostituiti da una nuova festa: San Valentino, che cade proprio a metà mese. Dove prima si celebrava la fertilità della natura, ora si celebra l’amore tra le persone. Cambia il simbolo, non il bisogno umano che lo genera.
Dalla fecondità del corpo si passa alla fecondità del cuore.

Febbraio oggi: un mese che parla ancora

Ecco perché febbraio ci appare sempre come un mese strano: breve, freddo, sospeso, malinconico ma pieno di attesa. È il tempo in cui si chiude l’inverno dell’anima e si prepara una primavera interiore.
Accendiamo ancora candele, parliamo ancora d’amore, sentiamo ancora il bisogno di “fare pulizia” — nelle case, nei pensieri, nelle relazioni. Senza saperlo, continuiamo a obbedire a un ritmo antico di tremila anni.

Febbraio non è solo un mese.
È un passaggio.

Ed è per questo che, da Numa Pompilio a Papa Gelasio, da Februa a Maria, dai Lupercalia a San Valentino, febbraio è rimasto sempre fedele a se stesso: il mese in cui l’uomo cerca, in ogni epoca, di diventare un po’ più puro, un po’ più leggero, un po’ più nuovo. 
✍️ Maurizio Brugiatelli 

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