Difendere la Roma non è censura: è rispetto
C’è un tipo di tifo che vive di slogan, di rabbia istintiva e di processi sommari. Un tifo che non aspetta mai, non riflette mai e non perdona mai. Un tifo che sembra godere più dell’errore che della vittoria.
E poi c’è un altro modo di essere romanisti: quello che nasce dal cuore, dalla memoria, dalla fedeltà alla maglia e alla storia del club. Quello che sa criticare senza odiare e sa amare senza essere cieco.
In questa sessione di mercato la Roma ha già investito 50 milioni di euro.
Fatti, non chiacchiere.
Eppure fino a ieri si sentiva il solito ritornello:
“La Roma non può comprare se prima non vende.”
Quelli che questa estate dicevano:
“Vedrete che cedono Svilar.”
“Koné lo stanno svendendo all’Inter.”
La stessa mentalità che ciclicamente avvelena la piazza giallorossa. La stessa che esponeva striscioni contro Viola “VIOLA DINO BAGARINO” e poi gridava “CRAGNOTTI COMPRATE SENSI”. Oggi molti di quegli stessi tifosi li celebrano come miti, dimenticando cosa dicevano davvero allora.
È la cultura del:
“Se era bono, ‘o daveno a noi.”
Gli stessi che deridevano Salah chiamandolo “er kebabbaro”, o che insultavano Pruzzo con il becero “culo de gomma”. Gente che prima umilia, poi rimpiange.
Sono gli stessi che hanno offeso e minacciato Daniele De Rossi, Lina Souloukou e in estate El Aynaoui, costretto a chiudere i social per gli insulti. Non a caso De Rossi parlò di “subumani”. E aveva ragione.
Nel gruppo Solo Romanisti Veri che gestisco su Facebook qualcuno mi accusa di essere troppo severo, di fare il censore, di bannare troppo.
Sì, lo faccio. E lo rifarei mille volte.
Perché gli sfottò li accetto dagli avversari — mai da chi dice di tifare Roma.
Le critiche sono legittime, sacrosante e necessarie.
Ma le offese, la volgarità, le minacce e il disprezzo non sono tifo: sono violenza verbale.
Non sopporto nemmeno certe radio che campano sull’odio, aizzano la piazza e trasformano ogni problema in una guerra civile contro la società. Non informano: incendiano.
Questa proprietà ha commesso errori?
Sì, indubbiamente. Nessuno lo nega.
Ma è la stessa proprietà che ha portato Mourinho, Dybala e Lukaku, che ci ha fatto vivere notti europee indimenticabili e che ha conquistato la prima coppa europea ufficiale della storia della Roma.
È la stessa società che sta lavorando seriamente allo stadio che aspettiamo da quarant’anni.
È la stessa che ha tolto la Roma dalla Borsa, proteggendo il club dalle logiche speculative.
Dire che “sono il male della Roma” è ingiusto e miope.
La Roma non è un ring, non è un talk show, non è un’arena di gladiatori mediatici:
è la nostra casa comune.
Si può litigare, discutere, contestare.
Ma non si sputta su chi indossa quella maglia.
E non si tratta la Roma come un nemico.
Io resto dalla parte della Roma.
Sempre.
Dalla parte di chi la ama anche quando soffre.
Dalla parte di chi critica senza insultare.
Dalla parte di chi difende la dignità del club.
Questo è il mio pensiero.
Ruvido, sincero, profondamente romanista.
Forza Roma sempre e comunque. 🧡❤️
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