Quando perdi e resti in alto: la Roma e il sapore delle stagioni che cambiano
Un’analisi a mente fredda, tra campo, identità e futuro
Ci sono sconfitte che non fanno rumore, e altre che ti bussano alla porta il giorno dopo come un pensiero insistente. La partita contro il Napoli appartiene alla seconda categoria. Non per il risultato in sé, ma per ciò che rappresenta nel percorso di una squadra che quest’anno si è ritrovata più in alto di quanto chiunque potesse immaginare.
La Roma ha perso, è vero
E in certi momenti è sembrata anche confusa, imprecisa, prevedibile.
Ma c’è un dato che mi ha colpito più di tutti: nonostante una serata storta, nonostante i limiti, nonostante le solite difficoltà nei big match… la Roma resta lì, nelle posizioni che contano.
Una presenza quasi inattesa, come quando apri il forno convinto di trovare un disastro e invece il piatto, miracolosamente, tiene.
Questa squadra ha qualcosa di particolare.
Non è una macchina perfetta, non domina le partite, non annienta gli avversari.
Ma rimane aggrappata al vertice con una tenacia che in passato non le era sempre appartenuta.
Perde, inciampa, si complica la vita, eppure non crolla.
E qui entra in gioco il discorso più interessante: l’identità.
Gasperini, sin dal primo giorno, ha martellato su un concetto semplice: non si può controllare tutto, ma si può costruire una mentalità.
La mentalità non è vincere sempre, né giocare divinamente ogni domenica.
La mentalità è restare dentro il campionato anche quando sbagli, anche quando ti manca mezza squadra, anche quando la prestazione non ti somiglia.
In questo, la Roma sta crescendo. E sta sorprendendo.
Il problema vero?
Il calcio, a questi livelli, non perdona le mancanze strutturali.
Una squadra che vuole restare stabilmente in alto deve avere alternative vere.
Serve una punta, serve un esterno, serve peso nella metà campo offensiva.
Perché la classifica oggi è un regalo, ma da gennaio in poi chiederà conto del conto.
Intanto però, e sembra quasi paradossale, questa sconfitta può essere utile.
Abbassa la temperatura, toglie un po’ di pressione, rimette tutto nella giusta dimensione.
Il sogno fa bene, ma quando diventa un macigno rischia di paralizzare.
Una caduta al momento giusto, invece, può aiutare a ripartire con più lucidità.
La Roma è dove non pensava di trovarsi.
E ci è arrivata con i difetti di sempre, ma con una compattezza nuova.
Adesso si tratta di capire se questo “stare in alto” è un caso, un lampo, o l’inizio di qualcosa che può durare.
La risposta non arriverà dalle parole ma dai prossimi campi: Cagliari, poi il tour de force, poi il mercato.
E lì si capirà se questa Roma vuole limitarsi a restare attaccata al treno, o se vuole provare davvero a salire in prima classe.
Una cosa però è certa:
la sensazione che quest’anno sia diverso non è un’illusione.
È un seme piantato a Trigoria, che sta provando a crescere tra mille intemperie.
E il romanista vero, che di tempeste ne ha viste tante, sa riconoscere quando c’è qualcosa che merita pazienza e fiducia.
Io, questa fiducia, continuo a tenerla stretta
Non per ingenuità.
Ma perché per la prima volta dopo tempo, la Roma sembra costruire un percorso, non vivere alla giornata.
E una sconfitta, per quanto brutta, non basta a cambiare il profumo di una stagione che ha ancora tanto da raccontare.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️
✍️ Maurizio Brugiatelli
Sono d'accordo su tutto
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