Pesce Spada alla Messinese: storia, mare e tradizione in un piatto
Il Pesce Spada alla Messinese (spesso chiamato anche alla ghiotta) non è soltanto una ricetta: è un compendio di storia marittima, leggende e biodiversità dello Stretto di Messina. Un piatto che nasce dal mare, dai suoi riti antichi e dalle mani sapienti dei pescatori.
Ecco un viaggio tra origini, tradizione e la ricetta perfetta per portarlo in tavola.
Storia e origini: “U Piscispata” e lo Stretto
La cucina messinese vive in simbiosi con il suo mare. Lo Stretto è un corridoio di correnti che da millenni accompagna il passaggio dei grandi pelagici, tra cui il re incontrastato: il pesce spada.
Radici Millenarie
La caccia al pesce spada è documentata già nel II secolo a.C. dallo storico greco Polibio, che descriveva tecniche di avvistamento e arpionaggio sorprendentemente simili a quelle ancora oggi utilizzate. Una tradizione viva da oltre duemila anni.
La Feluca
Simbolo assoluto di questa pesca è la feluca, imbarcazione unica al mondo, con torre altissima (antinna) e lunga passerella a prua. Da lì il lanzaturi arpiona il pesce in una sfida diretta, antica e sostenibile, molto diversa dalle reti industriali.
La leggenda d’amore
Si racconta che il pesce spada viva in coppia (a paricchia). Se la femmina viene catturata, il maschio le nuota intorno fino a farsi prendere a sua volta, per morire con lei. Una storia di fedeltà struggente che ha ispirato la celebre “U pisci spada” di Domenico Modugno.
“Alla Messinese” o “Alla Ghiotta”?
A Messina, il pesce spada in umido è quasi sempre “a ghiotta”, una preparazione ricca, saporita e leggermente agrodolce.
La base tradizionale non perdona omissioni: cipolla, sedano, olive, capperi e pomodoro.
Esistono varianti più semplici, ma la ghiotta autentica è un piccolo barocco mediterraneo.
La ricetta tradizionale
Una preparazione che esalta il sapore del pesce senza coprirlo, arricchendolo con il profumo di capperi, olive e basilico.
Ingredienti (per 4 persone)
4 tranci di pesce spada (1,5–2 cm di spessore
500 g di pomodorini (o 400 g di pelati di qualità)
100 g di olive verdi in salamoia o nere
Capperi di Salina o Pantelleria, dissalati
1 costa di sedano (cuore)
1 cipolla media
Olio EVO, sale, pepe o peperoncino
Basilico fresco
Mezzo bicchiere di vino bianco
Opzionale: uvetta e pinoli, tipici delle ghiotte di festa
Procedimento passo-passo
La Base del Sapore
Trita la cipolla e taglia il sedano a pezzetti piccoli. In un tegame largo scalda un buon giro di olio EVO e fai appassire dolcemente sedano e cipolla finché diventano morbidi e trasparenti.
Il condimento
Aggiungi capperi e olive. Se vuoi, unisci pinoli e uvetta. Lascia insaporire un minuto.
Il sugo
Unisci i pomodorini (o i pelati schiacciati). Regola sale e pepe, poi cuoci 10–15 minuti finché il sughetto non si stringe.
Il pesce
Adagia i tranci nel sugo.
(Se preferisci, puoi rosolarli a parte e sfumarli con vino bianco, ma nella versione casalinga si cuociono direttamente nell’umido per restare teneri.)
Se il sugo è troppo denso, aggiungi un filo d’acqua calda.
Cottura Finale
Copri e cuoci per 5–10 minuti, girando delicatamente i tranci a metà cottura.
Attenzione: il pesce spada non deve cuocere troppo, altrimenti diventa asciutto.
Riposo e Servizio
Spegni, aggiungi basilico fresco e lascia riposare qualche minuto.
I sapori diventeranno ancora più armoniosi.
Il Consiglio de Rugantino
Il sugo della ghiotta è un tesoro. A Messina lo si usa per condire degli ottimi spaghetti o linguine: con un’unica preparazione fai primo e secondo da re.
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