I Monsù, italia e Francia in cucina
Ci sono storie che non si leggono soltanto: si assaporano.
La vicenda dei monsù, i cuochi aristocratici che per oltre un secolo hanno dominato le cucine del Regno delle Due Sicilie, è una di queste. Una storia fatta di viaggi, corti, rivoluzioni e profumi lontani; un intreccio affascinante che unisce Firenze, Parigi, Napoli e Palermo in un continuo scambio di sapori e conoscenze.
Prima dell’arrivo dei monsù nelle dimore borboniche, la grande cucina francese aveva già percorso un lungo cammino – un cammino che, sorprendentemente, partiva proprio dall’Italia.
Quando Caterina de’ Medici approdò alla corte di Francia nel 1533, portò con sé un bagaglio gastronomico destinato a cambiare per sempre il modo di cucinare d’Oltralpe. Da quel momento iniziò un viaggio culinario di quattro secoli, che avrebbe visto tecniche, nomi e ricette attraversare confini, trasformarsi e tornare infine nel Sud Italia in una forma nuova, elegante e spettacolare.
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Ho deciso di scrivere questo articolo, arricchito da una bibliografia seria e da fonti storiche verificate, perché sento troppo spesso parlare a sproposito di cucina tradizionale italiana. Anche da parte di chef “televisivi” che, pur essendo eccellenti nella cucina moderna e innovativa, padroni delle tecniche contemporanee e dell’impiattamento scenografico, dimostrano una conoscenza molto fragile, quando non completamente errata, della storia autentica della nostra gastronomia.
La tradizione italiana non è un insieme di ricette tramandate “a sentimento”, ma un percorso culturale complesso, stratificato e documentato. E proprio per questo merita rispetto, studio e precisione.
L’articolo che segue racconta quel percorso:
la storia di una cucina che si muove, si scambia, si reinventa, e che nei monsù trova la sua sintesi più brillante e teatrale.
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I Monsù: Storia, Origini e Influenze di una Cucina che Viaggia tra Italia e Francia
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La storia dei monsù i raffinati cuochi “alla francese” attivi nelle cucine delle famiglie aristocratiche del Regno delle Due Sicilie, è uno dei capitoli più affascinanti della gastronomia europea.
Per comprenderla davvero, bisogna però tornare indietro di quasi tre secoli rispetto alla loro comparsa, quando l’Italia insegnò alla Francia come si cucinava nelle corti rinascimentali.
Questo articolo ricostruisce cronologicamente l’intero percorso:
dai cuochi di Caterina de’ Medici, alle cucine di Versailles, fino ai monsù del Sud Italia, fornendo al lettore un quadro storico preciso e documentato.
L’Italia che insegna alla Francia: Caterina de’ Medici (1533)
Nel 1533, Caterina de’ Medici sposa Enrico d’Orléans, futuro Enrico II di Francia.
Quando lascia Firenze per la corte di Parigi porta con sé un seguito qualificatissimo:
cuochi e scalchi toscani,
pasticceri emiliani,
trincianti e maestri di tavola,
conoscenze napoletane sull’uso delle spezie, dell’olio e delle salse.
Fonti storiche, come Brantôme nel XVII secolo, sottolineano come l’influenza italiana introdotta da Caterina abbia cambiato profondamente:
il galateo a tavola,
l’uso della forchetta,
la struttura del servizio,
molte tecniche legate a salse, fondi e pasticceria.
Dalle salse italiane alle salse francesi
La cultura gastronomica italiana del Quattrocento e del Cinquecento – già raffinata e codificata in trattati come quelli di Platina o Scappi – influenza in modo significativo la nascente cucina francese.
Esempi emblematici:
la béchamel deriva dalla salsa colla toscana;
i fondi bruni precursori della salsa espagnole erano già diffusi nelle corti italiane;
la pasticceria medicea e bolognese influenzò profondamente quella francese.
La Francia non fece che assorbire, rielaborare e rinominare queste tecniche, trasformandole in un sistema più rigido e spettacolare.
La Francia codifica: dal XVII al XVIII secolo
Tra il Seicento e il Settecento la cucina francese entra nella sua “età dell’oro”.
Testi come:
Le Cuisinier François di La Varenne (1651)
le opere monumentali di Antonin Carême (XIX secolo)
strutturano per la prima volta:
salse madri,
gerarchie di brigata,
servizi “alla francese”,
presentazioni scenografiche.
È questa cucina francese “di scuola” che, un secolo dopo, arriverà nel Sud Italia.
1789: la Rivoluzione francese e la diaspora dei cuochi
Con la Rivoluzione francese le famiglie aristocratiche perdono ricchezze, terre e privilegi.
Gli chef che lavoravano per loro restano senza occupazione e si verificano due fenomeni decisivi:
La nascita dei primi ristoranti moderni, gestiti da ex-cuochi nobiliari;
La migrazione di molti professionisti verso le corti europee.
Questa diaspora di competenze culinarie è uno dei canali attraverso cui la cucina francese penetra nelle élite italiane, spagnole e tedesche.
L’arrivo dei Monsù nel Regno delle Due Sicilie (XVIII–XIX secolo)
Il contesto: i Borbone a Napoli (dal 1734)
Quando nel 1734 Carlo di Borbone sale al trono di Napoli, porta con sé:
costumi di corte francesi,
artisti e architetti d’Oltralpe,
e naturalmente cuochi formati alla grande tradizione francese.
Da monsieur nasce il termine dialettale monsù, con cui in Campania e in Sicilia si definiscono i cuochi aristocratici “alla francese”.
Dove lavoravano?
I monsù erano presenti in:
Palazzo Reale di Napoli,
le residenze borboniche (Portici, Caserta,Capodimonte), le grandi famiglie nobili siciliane (Palermo, Catania, Ragusa), le dinastie aristocratiche napoletane.
Alcuni erano francesi, altri italiani formati secondo la scuola francese.
La cucina dei Monsù: un incontro di mondi
La cucina dei monsù è una fusione straordinaria tra:
eleganza francese, ingredienti e gusto mediterraneo, ricchezza barocca delle corti borboniche.
Piatti emblematici nati da questa sintesi
Gattò di patate (da gâteau)
Sartù di riso, uno dei simboli della cucina nobiliare napoletana
Timballi barocchi con carni, salse e tramezzature
Croquettes, pâté, soufflé, vol-au-vent
Ragù napoletano, evoluzione delle salmières francesi a cottura lenta
L’eredità siciliana
In Sicilia occidentale i monsù influenzarono:
i bignè,
le gelatine scenografiche d’agrumi,
le charlotte rivisitate,
molte preparazioni della pasticceria aristocratica palermitana ottocentesca.
Declino e eredità dei Monsù
Con la fine dell’Ottocento, l’unificazione italiana e il tramonto della grande aristocrazia terriera, la figura del monsù si riduce.
Molti passarono alle trattorie, altri alla ristorazione borghese emergente.
Ma la loro eredità rimane fortissima: senza i monsù, la cucina meridionale non avrebbe la sua componente “nobile”, elegante e scenografica che ancora oggi ritroviamo in molti piatti da festa.
Italia → Francia → Italia: la grande parabola della cucina europea
La storia dei monsù chiude un cerchio culturale splendido:
XVI secolo:
l’Italia rinascimentale insegna a cucinare alla Francia (Caterina de’ Medici).
XVII–XVIII secolo:
la Francia codifica le tecniche italiane e crea la grande haute cuisine.
XVIII–XIX secolo:
la Francia riporta quella cucina in Italia attraverso i Borbone e i monsù.
Un viaggio gastronomico di quattro secoli.
Bibliografia e Fonti
Fonti storiche primarie (XVI–XIX secolo)
Brantôme – Vies des Dames Illustres (1665)
Descrive innovazioni gastronomiche introdotte da Caterina de’ Medici.
François Pierre de La Varenne – Le Cuisinier François (1651)
Primo trattato della cucina francese moderna.
Antonin Carême – L’Art de la Cuisine Française (1833–1847)
Codificazione delle salse, gerarchie e tecniche francesi.
Ippolito Cavalcanti – Cucina Teorico-Pratica (1837)
Testo cardine sulla cucina napoletana e testimonianza del ruolo dei monsù.
Vincenzo Corrado – Il Cuoco Galante (1773)
Descrive tecniche francesi adattate al gusto napoletano.
Anonimo Siciliano – Lo Scalco alla Moderna (XVII–XVIII sec.)
Testimonianza sul servizio e sulla cucina aristocratica siciliana.
Fonti storiche secondarie (studi moderni)
Piero Camporesi – Il Paese della Fame (1985)
Analisi della cultura alimentare europea.
Massimo Montanari – Il Formaggio con le Pere (2008)
Sugli scambi gastronomici Italia–Francia.
Jeanne Bourin – La Gastronomie au Moyen Âge (1987)
Contesto della cucina europea pre-moderna.
Fabiano Guatteri – La Cucina dei Monsù (1999)
Il testo più completo sul tema.
Giovanni Ballarini – Storia della Cucina Italiana (2014)
Panorama degli scambi culturali tra Italia e Francia.
Emilio Salvatore – Monsù. La grande cucina borbonica (2007)
Studio dettagliato della figura professionale del monsù.
Alberto Capatti & Massimo Montanari – La Cucina Italiana (2002)
Riferimento assoluto per la storia della gastronomia italiana.
Articoli accademici
Caterina de’ Medici e la Cucina Rinascimentale, in Studi Rinascimentali, n. 32 (2011).
La Circolazione dei Cuochi in Europa tra XVII e XIX Secolo, in Annali di Storia dell’Alimentazione, vol. IX (2015).
Influenze francesi nella cucina aristocratica napoletana, in Quaderni Mediterranei, n. 14 (2004).
Fonti digitali
Accademia Italiana della Cucina – Sezione Studi Storici
Gallica – Bibliothèque Nationale de France (testi originali di La Varenne, Carême, ecc.)
Biblioteca Nazionale di Napoli – Fondo Borbonico
✍️ Maurizio Brugiatelli
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