Gasperini, bella ma inconcludente: la Roma spreca la vetta a San Siro


Una notte di rabbia e rimpianti.
Difficile parlare di questa sconfitta senza un senso di frustrazione. Perché a San Siro, almeno per un tempo, la Roma aveva fatto tutto per vincere: ritmo, intensità, coraggio. Eppure torna a casa con le tasche vuote e la sensazione amara di aver sprecato un’occasione gigantesca.
Un dominio che non si è trasformato in sostanza. Un’altra partita che scivola via tra gli applausi, ma senza punti.

Primo tempo da grande squadra, ma manca il colpo del ko

Nei primi 35 minuti la Roma ha messo sotto il Milan in casa sua. Pressing alto, recuperi immediati, verticalizzazioni continue: il copione sembrava scritto. Gasperini aveva imbrigliato Allegri, costringendolo a difendere basso come raramente accade a San Siro.
Il problema, ancora una volta, è quello di sempre: il gol.
Undici tiri, quattro nello specchio, zero reti. Una statistica che racconta tutto. La squadra gioca bene, crea tanto, ma davanti manca cattiveria. E nel calcio, quando non chiudi, prima o poi paghi.

La beffa di Pavlovic e il blackout giallorosso

E infatti la beffa arriva puntuale, al 39’. Al primo tiro in porta, Pavlovic punisce un errore di posizionamento di Mancini e cambia l’inerzia del match.
Da lì la Roma si spegne. Cala l’intensità, svanisce la lucidità, e il Milan prende coraggio. È come se la squadra, dopo aver sfiorato il vantaggio più volte, avesse smarrito convinzione.
L’immagine di Gasperini in panchina, con lo sguardo perso nel vuoto, dice più di mille parole.

Dybala, notte da incubo: rigore sbagliato e nuovo stop

Il simbolo della serata è Paulo Dybala. Al 79’ ha l’occasione per riaprire la partita dal dischetto: fino a quel momento, 18 rigori su 18 trasformati in Serie A. Ma Maignan lo ipnotizza. È il primo errore da quando veste la maglia giallorossa.
Come se non bastasse, nella stessa azione l’argentino si ferma per un problema muscolare al flessore sinistro. L’ennesimo stop che rischia di tenerlo fuori fino alla sosta.
E la scelta di schierarlo da falso nove, ancora una volta, non paga: Dybala arretra troppo, tocca pochi palloni pericolosi e non trova mai la posizione giusta.

Dovbyk, l’uomo giusto al momento sbagliato

A completare la serata dei rimpianti, l’ingresso tardivo di Artem Dovbyk. L’ucraino entra solo al 76’, quando ormai la partita è scivolata via.
Eppure, nel poco tempo a disposizione, basta una giocata: la sponda che genera il rigore.
Un segnale chiaro — e un interrogativo inevitabile: perché tenerlo in panchina per oltre 70 minuti in una gara dove mancava solo il peso offensivo? Gasperini, che parla spesso di “fiducia e crescita” nei suoi uomini, dovrà riflettere sul proprio centravanti e su un sistema che produce tanto ma concretizza poco.

Gasperini e il bivio tattico: bel gioco o concretezza?

Questa sconfitta non è solo un passo falso, è un campanello d’allarme. La Roma gioca bene, entusiasma, domina. Ma senza gol non si va lontano.
L’attacco leggero con Soulé e Dybala è elegante ma inefficace. Serve un riferimento, un terminale vero. Perché la Serie A non perdona chi spreca.
Gasperini, maestro di organizzazione e coraggio, è ora davanti a un bivio: continuare con la leggerezza estetica del suo calcio, o aggiungere quella concretezza che trasforma le belle partite in vittorie pesanti.

Conclusione: una lezione amara

La Roma esce da San Siro con la consapevolezza di essere forte, ma ancora incompiuta.
La prestazione c’è stata, il gioco pure, ma il calcio vive di gol e non di sensazioni.
Per tornare in vetta, servirà meno spettacolo e più cinismo.
Perché le grandi squadre non si accontentano di dominare. Vincono.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️ 
✍️ Maurizio Brugiatelli

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