Roma fidate de Gasperini
È adesso che serve sostegno, non la mannaia.
Siamo solo a ottobre. Il campionato è appena cominciato, eppure sembra che a Roma qualcuno viva sempre col dito sul grilletto. Due partite storte, qualche difficoltà prevedibile in un ciclo nuovo, ed ecco che spunta la solita fronda pronta a chiedere la testa del mister.
Una follia. Semplicemente una follia.
In questi anni ho sempre difeso un principio chiaro: chi siede sulla panchina della Roma va sostenuto, punto.
L’ho fatto con Mourinho, l’ho fatto con De Rossi, addirittura con Juric, oggi, con la stessa convinzione, lo dico forte e chiaro: Gian Piero Gasperini merita fiducia, tempo e rispetto.
Perché è arrivato da pochi mesi, e la Roma che ha trovato non è stata costruita su misura per il suo calcio. Non c’è stato un ritiro interamente dedicato ai suoi schemi, non ci sono ancora tutti i profili funzionali al suo modo di intendere il gioco. Eppure si pretende, come per magia, che la squadra voli, che tutto funzioni al primo colpo. Ma il calcio non funziona così, e chi lo ama davvero lo sa.
Gasperini è un allenatore con idee forti, un credo tattico preciso, e per metterlo in pratica serve tempo.
Tempo per conoscere i giocatori, capire chi può adattarsi, chi no, chi sa recepire certi meccanismi e chi invece dovrà essere sostituito nel prossimo mercato.
E in questo processo — inevitabile — qualche inciampo ci sta. Fa parte del percorso.
Un percorso che, se sostenuto e non demolito, può portare lontano.
Sì, magari alcune scelte non hanno convinto: l’approccio col Torino, la gestione dei cambi con l’Inter, certi blackout che ci hanno fatto arrabbiare. Ma la ricerca del colpevole singolo è la malattia cronica del nostro ambiente. Il calcio è un gioco collettivo: si vince insieme, si perde insieme.
E se una squadra non gira, le responsabilità si dividono tra chi va in campo, chi siede in panchina e chi la squadra l’ha costruita.
Chi oggi punta il dito contro Gasperini dimostra di non aver capito il momento.
La Roma non ha bisogno di processi sommari, ma di unità.
Ha bisogno che la società faccia muro, che i tifosi restino vicini, che si crei un clima in cui il mister possa lavorare con serenità, libero dalle polemiche e dalle trappole di un ambiente che troppo spesso si autodistrugge.
I grandi cicli nascono così: con la pazienza, non con la fretta.
Chi vuole vincere subito, senza costruire, finisce sempre per ricominciare da zero.
E noi romanisti, di ricominciare da capo, ne abbiamo piene le tasche.
Domenica arriva il Sassuolo, e quella deve essere la nostra occasione per ripartire.
Non serve un capro espiatorio: serve una reazione di gruppo. Serve vedere una Roma che lotta, che corre, che ci crede, anche se non tutto è perfetto.
Il percorso sarà lungo e pieno di ostacoli, ma se Gasperini riuscirà a imprimere la sua identità, questa Roma potrà finalmente diventare una squadra vera, riconoscibile, con un’anima.
È nei momenti difficili che si misura la fede giallorossa.
E allora sosteniamolo, questo allenatore.
Lasciamolo lavorare. Diamogli fiducia.
Perché il futuro — quello vero — non si costruisce con la rabbia del lunedì, ma con la costanza della domenica dopo.
E domenica, a Sassuolo, serve solo una parola: Ripartenza.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️
M.B.
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