Oltre il “Falso Nueve”: Quando la testa conta più del tatticismo da Bar
La lezione di Napoli, l'orgoglio della Roma: è ora di smetterla con il dogmatismo da salotto.
Le partite contro le cosiddette "grandi" sono banchi di prova cruciali, ma il dibattito che ne segue è spesso frustrante, impantanato in termini tecnici sbandierati senza cognizione di causa. L'esempio del weekend calcistico è emblematico e si presta a una riflessione necessaria, soprattutto per chi, come noi, vive di pane e Roma.
Ieri sera, il Napoli ha battuto l'Inter 3-1. Un risultato roboante, ottenuto, con un cinismo glaciale: solo tre tiri in porta, una frazione delle occasioni create dalla Roma domenica scorsa contro la stessa Inter, pur perdendo 0-1.
E qui casca l'asino del dibattito da social e da bar.
Il Napoli ha schierato Neres (un giocatore d'attacco agile e rapido) come prima punta, una mossa che, nel gergo ossessivo-compulsivo di molti, verrebbe etichettata come "falso nueve". Chissà se ora, dopo la vittoria, sentiremo le stesse critiche che si levano quando un tecnico , magari quello che non è gradito, adotta soluzioni meno convenzionali.
Il punto non è la dicitura altisonante, non è il "falso nueve" o la "catena di destra bloccata"; il punto è la realtà del campo.
La vittoria del Napoli non è stata un trionfo tattico astratto, ma la sublimazione del cinismo e dell'efficacia negli episodi chiave. Tre tiri, tre gol (al netto di un rigore, molto discutibile, e di un assist di tacco illuminante di Neres, per inciso): questa è qualità dei singoli e massima concentrazione.
E la Roma? La nostra Roma, nella sconfitta di domenica scorsa, ha mostrato esattamente quello che chiedi: testa, concentrazione e un piano di gioco chiaro. Abbiamo dominato lunghi tratti, abbiamo creato, abbiamo colpito i legni. Abbiamo perso a causa di un episodio (un gol subito nei primi minuti o un errore in fase di conclusione, a seconda della partita che si prende a riferimento) e della grande qualità dell'avversario.
La differenza, in queste sfide al vertice, la fanno sempre:
gli episodi: un palo, una parata decisiva, un errore arbitrale, un infortunio inatteso, un tocco di palla in area. Sono variabili che sfuggono al controllo del tattico più preparato.
La qualità dei singoli: Il tiro all'incrocio di un fuoriclasse in una serata storta per la squadra, l'invenzione in un momento di stallo, il gol del 3-1 del Napoli firmato da un’azione personale (Anguissa, nel caso specifico) che rompe gli schemi.
È facile criticare un allenatore dopo una sconfitta, sbandierando la mancanza di un "vero centravanti" o la presunta inadeguatezza di una scelta tattica. Ma chi mastica calcio sa che il mestiere dell'allenatore è un equilibrio precario tra preparazione maniacale, gestione umana dello spogliatoio e, innegabilmente, un pizzico di fortuna.
Prima di ergersi a critici, accusando l'allenatore di turno di non capire nulla di "falso nueve" o di "baricentro", sarebbe saggio fare un passo indietro.
L'umiltà intellettuale nel calcio dovrebbe suggerire che, di fronte alle scelte di un professionista che studia il gioco da una vita, la mossa più saggia non è la critica ex post infarcita di gergo, ma il silenzio, l'analisi onesta e, soprattutto, il sostegno incondizionato.
Tifare, questo è il nostro compito.
Capire, se possibile, ma soprattutto sostenere. La Roma ha un percorso, delle idee e, come ha dimostrato contro l'Inter, la capacità di giocarsela a testa alta con chiunque.
Lasciamo i dogmi tattici ai tuttologi e concentriamoci su ciò che conta davvero: l'amore viscerale per la maglia.
Forza Roma, sempre e comunque 🧡 ❤️
✍️ di Maurizio “Rugantino” Brugiatelli
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