Il tragico destino di una squadra: Roma-Gornik 1970, la monetina della sfortuna


​La storia dell'AS Roma è intrisa di passione, grandi gesta, ma anche di un ineluttabile senso di sfortuna che, a tratti, sembra quasi una condanna. E nessun episodio incarna questo destino avverso più della semifinale di Coppa delle Coppe del 1970 contro i polacchi del Górnik Zabrze. Una sfida lunga e tormentata, decisa da un crudele lancio di monetina, un simbolo indimenticabile di un sogno infranto.
​La semifinale eterna
​La Roma, guidata in panchina dal "Mago" Helenio Herrera, aveva raggiunto le semifinali della Coppa delle Coppe (grazie alla vittoria della Coppa Italia 1969) e sognava la sua prima finale europea. L'avversario era ostico, il Górnik Zabrze, ma l'aspettativa era alta.
​La serie fu un vero e proprio calvario:
​Andata (Roma): Il primo aprile 1970 all'Olimpico termina 1-1 (Banaś per il Górnik, Salvori per la Roma).
​Ritorno (Polonia): Due settimane dopo, in un inferno di tifo a Chorzów, la partita si chiude sul 2-2 dopo i tempi supplementari (Capello e Scaratti per la Roma; due volte Lubanski per il Górnik). I giallorossi, convinti di aver vinto per la regola dei gol in trasferta, scoprirono amaramente che all'epoca, nei supplementari, questa regola non era ancora applicata. Si rese necessario uno spareggio.
​Spareggio (Strasburgo): Il 22 aprile, in campo neutro, la battaglia fu altrettanto estenuante. Un altro pareggio: 1-1 dopo 120 minuti (Capello su rigore risponde a Lubanski).
​La Beffa della Monetina
​Tre partite, due delle quali da 120 minuti, tre pareggi. Non erano previsti i calci di rigore, e l'unica soluzione per determinare la finalista era un sorteggio. Il fato, o meglio, l'arbitro, con in mano una monetina.
​In quei momenti di tensione glaciale, i due capitani, Joaquin Peiró per la Roma e Włodzimierz Lubański per il Górnik, si avvicinarono al centro del campo. L'arbitro lanciò la moneta. Peiró scelse "testa" (o "croce," a seconda delle fonti, ma il risultato fu il medesimo: la scelta errata).
​La monetina atterrò sul prato, e il verdetto fu inappellabile: il Górnik Zabrze era in finale.
​Per la Roma, l'epilogo fu un'umiliazione sportiva senza precedenti, amplificata dal fatto che la telecronaca italiana, in un attimo di confusione, annunciò inizialmente per errore l'esultanza dei romanisti, salvo poi dover smentire. Il destino beffardo aveva scelto i polacchi, mandando in frantumi le speranze di una squadra che, pur non essendo trascendentale in campionato, in Europa aveva mostrato carattere e tenacia.
​L'Emblema di una Sfortuna Storica
​L'episodio Roma-Gornik 1970 è molto più di una semplice sconfitta: è assurto a simbolo della sfortuna romanista.
​La monetina è diventata la metafora perfetta di quel "fattore X" negativo che, in momenti cruciali, ha spesso penalizzato la squadra giallorossa.
​È la rappresentazione di come un destino avverso possa vanificare tre faticose sfide, riducendo l'esito di un'intera campagna europea alla casualità di una testa o croce.
​Questo evento ha cementato nell'immaginario collettivo il concetto di una Roma sempre vicina al trionfo, ma quasi sempre fermata da un dettaglio crudele o da una regola assurda. Un'eredità di amarezze che, cinquant'anni dopo, la squadra ha cercato di scrollarsi di dosso, ma che per i tifosi rimane un monito eterno: la Roma, forse più di ogni altra, ha imparato che, nel calcio, non sempre la meritocrazia vince sul capriccio del caso. E la storia di quella monetina ne è la prova più dolorosa.
Forza Roma sempre e comunque 🧡 ❤️ 
M.B.

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