L'implacabile Legge del Campo: quando l'Idololatria si scontra con la realtà di Rios
L'eco di una sconfitta, si sa, ha un suono amplificato, specialmente quando a cadere è una grande squadra e in panchina siede un certo José Mourinho. La partenza del suo Benfica contro il Chelsea è stata a dir poco amara, e il nome di Rios, reo di una prestazione decisiva in negativo, è finito nell'occhio del ciclone.
Ma per alcuni di noi, questa debacle non è altro che una beffarda conferma. Una di quelle lezioni che il calcio, con la sua spietata onestà, si diverte a impartire ai più accaniti, accecati non dalla fede, ma dall'idolatria di un nome.
Ricordo bene quei giorni. L'arrivo di El Aynaoui fu accolto da una vera e propria tempesta di insulti, minacce e sentenze definitive da parte dei "bricotifosi subumani". La loro rabbia non era per la squadra, ma per la sostituzione: come osare mettere in discussione il loro idolo, l'intoccabile Rios?
In quel marasma di livore e pretesa, c'era chi, pacatamente, provava a guardare oltre il clamore mediatico, oltre le statistiche gonfiate e i video di highlights su YouTube. C'era chi, come il sottoscritto, osava scrivere: "A fine campionato El Aynaoui vale il doppio di Rios".
Già, e come si è evoluta la storia?
Oggi, il calciatore tanto osannato, il pilastro che avrebbe dovuto cambiare le sorti del club, è universalmente etichettato come un flop clamoroso. La sua prestazione recente contro il Chelsea è solo l'ultima, fragorosa caduta ben al di sotto delle aspettative. La sua stella, un tempo scintillante agli occhi dei suoi paladini, si è spenta in un grigio rendimento, lasciando il Benfica, e Mou, a leccarsi le ferite.
E El Aynaoui? Beh, non serve fare proclami trionfalistici. Basta osservare il suo rendimento costante, la sua crescita inarrestabile, che, partita dopo partita, ha fatto schizzare alle stelle la sua quotazione. La fredda, implacabile legge del campo ha emesso il suo verdetto, e non c'è tifo becero o minaccia subumana che tenga di fronte alla realtà dei fatti.
Questa vicenda è un monito per tutti, tifosi e addetti ai lavori: nel calcio, come nella vita, il tempo è il miglior giudice. L'emotività distorce la percezione, ma i numeri, la continuità, e soprattutto l'impatto reale sul campo, prima o poi riequilibrano la bilancia.
I "profeti" del malcontento si sono dovuti ritirare nel silenzio imbarazzato. E l'unica soddisfazione, oltre alla conferma della propria lungimiranza, è vedere come la verità, seppur scomoda, riesca sempre a farsi strada.
Il Benfica di Mourinho dovrà ora cercare di risollevarsi, ma una cosa è certa: la storia di Rios e El Aynaoui rimarrà negli annali come l'emblema di quanto sia pericoloso confondere l'idolatria con il vero talento.
Forza Roma sempre e comunque.
M.B.
Commenti
Posta un commento